Le insidie del tessile: l’inquinamento dietro i nostri vestiti

15 Giu Le insidie del tessile: l’inquinamento dietro i nostri vestiti

Abbiamo già parlato di come i capi di abbigliamento che sono nei nostri armadi vengano prodotti attraverso lo sfruttamento dei lavoratori del settore del tessile nel Sud del mondo.

Ma quello etico non è l’unico problema, si aggiunge anche un importante aspetto: quello dell’inquinamento ambientale. Durante le varie fasi di lavorazione, il cotone e le fibre tessili vengono trattati con composti chimici che possono essere molto dannosi a più livelli: per la salute dei lavoratori, per l’ambiente circostante le fabbriche produttive e per il consumatore finale.

Vediamo come…

Clothing and the Global Toxic Water CycleIl Rapporto di Greenpeace Panni Sporchi analizza il problema dell’inquinamento dei fiumi cinesi causato dagli scarti delle industrie tessili e svela che il 70% delle risorse idriche cinesi è contaminato alchilfenoli, nonilfenoli etossilati, perfluorati, tutte sostanze chimiche bandite dall’Unione Europea perché pericolose per l’uomo. Un dato davvero preoccupante! Pensiamo anche al fatto che il 70% delle risorse idriche locali sono contaminate a causa della produzione di prodotti da esportazione!

Ma proseguiamo nella nostra analisi.
Quando i capi di abbigliamento arrivano da noi, nei negozi, sono pieni di additivi, sbiancanti, coloranti e tinture a base di metalli pensanti, formaldeidi e altri composti chimici dannosi. Questi elementi possono scatenare allergie, dermatiti e reazioni anche molto gravi. Sono sempre più frequenti, nei bambini ma anche negli adulti, le dermatiti da contatto causate dai tessuti impregnati da tutte queste sostanze che vengono a contatto con la nostra pelle e a cui la nostra pelle reagisce!

Greenpeace nel 2011 ha pubblicato una ricerca nell’ambito della campagna Detox e dell’inchiesta Panni Sporchi dove ha analizzato 78 articoli di abbigliamento di marche sportive famose. Questi capi  sono stati acquistati in vari paesi asiatici ed europei, tra cui l’Italia.

Su 78 articoli sportivi analizzati in ben 52 articoli (quindi i 2/3 di essi) sono stati trovati i purtroppo famosi nonilfenoli etossilati, componenti chimici che si usano a vari livelli della lavorazione, banditi dall’Unione Europea perché degradano in una molecola tossica, il nonilfenolo, non degradabile, bioaccumulante lungo la catena alimentare, tossico per organismi viventi. Il nonilfenolo nell’uomo interferisce con il sistema ormonale, anche a concentrazioni molto basse, ed di recente è stato trovato nei tessuti umani!

Bandire dei prodotti dall’Unione Europea non è dunque sufficiente a proteggere i consumatori se comunque le grandi marche delocalizzano la produzione in pesi extra europei dove l’uso di determinate sostanze è ancora consentito o dove i controlli non sono rigidi e quindi le leggi possono essere eluse!!

Alcuni di noi potranno pensare che l’unica soluzione è quella di lavare i capi prima di indossarli. Tuttavia è un’altra iniziativa di Greenpeace a svelarci che la questione non è così semplice.

Dirty LaundryNell’ambito della stessa campagna, Greenpeace pubblica un altro rapporto in cui ci spiega come i 78 articoli analizzati siano stati sottoposti a cicli di lavaggio di tipo domestico. Al primo lavaggio l’80% dei nonilfenoli era svanito. Il che a qualcuno potrebbe sembrare un bene… Tuttavia non lo è affatto. Perché dopo un lavaggio, i nonilfenoli sono finiti nelle nostre acque, contaminandole, come a chiudere quel cerchio iniziato dal cotone ogm, proseguito nelle acque della delocalizzione e dello sfruttamento e conclusosi nelle nostre acque.

The Youngor Textiles Factory.Che cosa significa tutto ciò? Che in pratica le grandi marche rendono i consumatori complici dell’inquinamento globale, volenti o nolenti siamo tutti coinvolti in questo circolo vizioso!

Ecco perché il consumo consapevole e il rifiutarsi di acquistare prodotti di marche dalle politiche non chiare è un’arma importantissima per influenzare il comportamento delle grandi multinazionali.
Greenpeace continua la sua battaglia nell’ambito della campagna Detox (qui potete seguire la Timeline della campagna) e a fare pressioni sulle grandi marche per cercare di ottenere dei cambiamenti.

Finora è riuscita a fare impegnare alcune tra le più famose marche a “disintossicare” i propri prodotti. Ma non possiamo lasciare tutto nelle mani di altri, soprattutto qualcosa che ci riguarda così da vicino, come ciò che indossiamo e che viene a contatto con la nostra pelle e con quella dei nostri bambini.
Anche a noi sta appoggiare queste campagne, orientando i nostri consumi in maniera consapevole, per non essere complici con un acquisto dell’inquinamento globale!

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