Vestiti low cost? Il vero prezzo lo pagano i lavoratori.

29 Apr Vestiti low cost? Il vero prezzo lo pagano i lavoratori.

381 sono le persone morte nel crollo del Rana Plaza a Savar, in Bangladesh, il 24 aprile. Migliaia sono i feriti, centinaia ancora i dispersi.

Il Rana Plaza era un edificio di 8 piani dichiarato inagibile già il 23 aprile, dopo che delle evidenti crepe erano spuntate sui muri e dopo giorni di scricchiolii denunciati dai lavoratori. Ma nonostante l’inagibilità, i proprietari delle 3 fabbriche che il palazzo ospitava si sono rifiutati di farlo evacuare e di sospendere le attività, minacciando gli operai di togliere loro 3 giorni di paga ogni giorno che sarebbero mancati dal lavoro.

E così gli operai, per lo più donne, sono stati costretti ad entrare ancora una volta nel palazzo in cui ogni giorno trovavano lo sfruttamento e in cui il 24 aprile hanno trovato la morte.

Per quali marche lavoravano? Si suppone Primark, Wall-Mart, KIK, Mango, forse Benetton (che ha subito smentito) e altre note.

Ma non sono le uniche, perché in Bangladesh migliaia sono le fabbriche che realizzano i capi delle più famose marche occidentali, tantissimi edifici potrebbero fare la stessa fine del Rana Plaza e centinaia di migliaia sono i lavoratori a rischio.

Il giorno dopo il collasso del Rana Plaza, nonostante fossero in atto delle grosse manifestazioni dei lavoratori, altri proprietari di fabbriche del tessile della zona hanno costretto  i propri dipendenti ad andare a lavorare come se nulla fosse successo. Perché i compratori occidentali non aspettano.

Pochi centesimi al giorno di salario per mantenere basso il prezzo dei capi di abbigliamento che possono così essere acquistati dai grandi compratori occidentali a un prezzo irrisorio e rivenduti a 4-8 volte tanto, mantenendo comunque un prezzo basso che fa gola al consumatore.

Per cui la prossima volta che andremo a fare shopping, acquistando una maglietta Made in Bangladesh a basso costo, avremo la certezza che il prezzo più caro lo avranno pagato gli operai che l’hanno realizzata. A costo della vita

 

Nota:

L’attivista e fotografa Taslima Akther, già impegnata nei reportage sul mondo delle fabbriche del tessile, ha scattato delle foto molto forti durante le operazioni di salvataggio degli operai e di recupero dei corpi delle vittime di Savar. E’ possibile visionarle qui. Noi abbiamo scelto di usarne una, secondo noi la più toccante, quella dei corpi senza vita di due operai abbracciati, forse marito e moglie, forse amici, che hanno cercato di proteggersi nel momento terribile del crollo.

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