Non è un paese per corpi reali

clio makeup

01 Feb Non è un paese per corpi reali

“Non è un paese per giovani” è un programma radiofonico in onda su Radio 2. Questo programma parla del fenomeno della fuga dei cervelli italiani all’estero. Uno dei due conduttori è un regista di diversi film conosciuti, Giovanni Veronesi.

Durante una puntata del programma radiofonico, parlando di Clio Zammatteo, youtuber e makeup artist meglio conosciuta come Clio Makeup, Veronesi l’ha definita “una cicciona”. Francamente sono rimasta allibita leggendo la notizia riportata su varie testate online e sul profilo Facebook della stessa Clio, a cui va la mia solidarietà.

Mi chiedo come una persona che conduce un programma radiofonico che raggiunge migliaia di persone possa usare parole così fuori luogo e che ricordano il bullismo. Mi chiedo come tale persona non si renda conto di avere una responsabilità, poiché con le proprie parole può influenzare anche il giudizio degli altri, come quello dei ragazzi che lo ascoltano e che sono spesso oggetto di fenomeni di bullismo, storie a volte finite tragicamente. 

Fa veramente tristezza pensare che un adulto possa giudicare una persona solo dal suo aspetto fisico, etichettandola come “cicciona”.

È avvilente vedere che si cataloghi gli altri solo per una caratteristica fisica, qualunque essa sia, come se l’aspetto fosse la base di partenza di tutto, come se non esistessero disparati parametri per conoscere, apprezzare o capire una persona. Il valore è dato dall’apparenza e non si può andare oltre.

Il corpo “perfetto” e i corpi reali

Tutto ciò si riconduce al fenomeno contemporaneo dell’ossessione verso il “corpo perfetto”, ideale inesistente. In particolare questo fenomeno riguarda il corpo femminile. Esso è sempre sotto i riflettori: osannato se risponde a certi canoni e disprezzato se non è conforme. Il corpo femminile diventa oggetto di discussione, carta di identità delle donne, rappresentazione del nostro valore.

“Sei una cicciona” quindi non puoi avere altro di interessante, eppure per lo stesso motivo “hai un corpo perfetto” quindi non puoi avere altro di interessante. Perché il corpo è l’unico parametro di giudizio.

Non è possibile piacersi per quello che si è, senza inseguire canoni di bellezza irreali. Bisogna per forza sentire disagio se il proprio corpo non è come quello che la società attuale ci impone come “bello“. Le diversità non esistono e vengono appiattite in uno standard di bellezza sempre identico, perso tra lo zigomo alto, le rughe inesistenti anche a 80 anni, la forma fisica perfetta anche dopo il parto ecc…

La bellezza non è dunque la valorizzazione di quello che si è (che peraltro è l’idea alla base del make up, campo di Clio) ma una corsa surreale verso quello che si vorrebbe essere, un modello unico di “bello” che in realtà rappresenta solo una minima parte della popolazione mondiale femminile, escludendo di fatto la maggior parte delle donne.

la Barbie®
Clio a New York

Il valore delle persone (e delle donne) al di là dei corpi 

L’ideale di bellezza femminile è sempre esistito e si è modificato nel corso dei secoli, ma mai come nel nostro tempo il culto del corpo e della bellezza è stato così ossessionanteEppure, di contro ci troviamo in un periodo storico in cui sono sempre più forti i movimenti di ribellione all’attuale canone estetico, proprio perché irreale e non rappresentativo. È anche per questo che l’affermazione di Veronesi ha infastidito non solo Clio e le sue fans, ma anche tante altre persone, per lo più donne, che si sono sentite prese in causa e sminuite da simili parole.

Questo genere di giudizi, basati sull’aspetto fisico, che suscitano “risate vuote” come le ha definite la stessa Clio, danno già fastidio se sentiti in un bar o in un contesto simile, figuriamoci ascoltando la radio pubblica. La storia di Clio, tra l’altro, è proprio una storia che sarebbe stata perfetta all’interno del programma.

Un’altra opportunità persa per fare una migliore comunicazione, per passare un messaggio diverso, ossia che il valore delle persone, e soprattutto delle donne, non si giudica dall’apparenza. E che si può piacere e ci si può piacere anche fuori dalla taglia 38.

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2 Commenti
  • Sara Masvar
    Scritto alle 19:08h, 02 Febbraio Rispondi

    Io credo che lo abbiano detto quel “cicciona” tanto per. Ma tant’è è stato un modo di dire orribile ed io, che come Clio sono una curvy, mi sono sentita punta sul vivo. Da bambina mi prendevano in giro, era umiliante, ma da grande ho trovato il posto nel mondo (e il mio mondo è molto più bello di quello dei/delle bullette che mi prendevano in giro mi sa!) e non tollererei un affronto del genere. non lo tollero per mia sorella, che è una teen e ancora ci sta male per queste… solo parole. e non lo tollererei per mia figlia.

    essere ciccione a ‘sto punto è bello, perchè probabilmente a noi ciccioni anche il cervello è ingrassato e diventato più prolifero.

    • Luana
      Scritto alle 12:13h, 15 Febbraio Rispondi

      Ottima osservazione. 🙂 Soprattutto quella sul cervello! 😉

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